Sabrina Paravicini si mostra senza turbante: “Volevo vedere l’effetto che faceva”

Sabrina Paravicini si mostra senza turbante: “Volevo vedere l’effetto che faceva”

E’ una guerriera Sabrina Paravicini, che non solo sta lottando contro un tumore al seno, ma ha anche la forza e il coraggio di raccontarlo sui social, dove condivide con i follower la sua battaglia quotidiana, e in un documentario che sta girando, ‘B33’, un vero e proprio viaggio nella malattia e nella cura.

Nell’ultima foto pubblicata su Instagram, l’attrice – nota per aver vestito i panni dell’infermiera Jessica nella fiction ‘Un medico in famiglia’ – si mostra senza turbante. “Occhiali, rossetto e i miei quattro peletti in testa – racconta -. Volevo vedere l’effetto che faceva. Una coppia in macchina si accosta, lui guida, lei di lato, abbassa gli occhi mentre mi guarda. Le sorrido, ma lei non rialza lo sguardo e non mi vede. Il benzinaio non si è praticamente accorto di niente ‘Carta o bancomat?’. ‘Bancomat’ gli sorrido, mi sorride, sano, senza domande o pensieri”.

“Entro in un negozio, compro una cosa e vado alla cassa – si legge ancora nel post – Allungo la mano per prendere il resto. La commessa mette gli spiccioli sul banco e io rimango con la mano aperta. Forse ha problemi a toccare la gente, spero non abbia avuto problemi a toccare me. Non voglio pensar male: è un giorno si è ne lo voglio godere. Però mi viene in mente una compagna di chemio che la scorsa settimana ci ha raccontato che voleva entrare in una piscina e all’entrata le hanno fatto capire che non era gradita. Le hanno pure detto ‘e poi costa 15 euro…’ e lei meravigliosa ha risposto: ‘non avrò i capelli ma i soldi per entrare in piscina li ho e comunque non mi va più di entrare’. E’ stata fin troppo elegante”.

Sabrina Paravicini e la lotta contro il tumore

Un anno fa l’attrice aveva spiegato di aver messo da parte la carriera per stare vicina al figlio Nino, 13 anni, che ha la sindrome di Asperger. Poi la scoperta della sua malattia, nata da una cisti che teneva sotto controllo da anni: “Il tumore era nascosto dietro la cisti che stava sotto al capezzolo, pare che le cellule tumorali abbiano attaccato la cisti e grazie a questo attacco il mio corpo ha parlato. Quando ho avuto la diagnosi, il tumore aveva solo sei mesi, era grande due centimetri e mezzo e aveva già creato un’area infiammatoria di 6 centimetri. Era veloce e aggressivo. Non ancora operabile. Nel giro di due settimane ho iniziato la chemioterapia”.