La precedenza assoluta del ciclista

La precedenza assoluta del ciclista

Ci sono quelli che suonano il campanello e ci sono i ciclisti silenziosi che ti si appostano dietro finché non ti scosti per lasciarli passare; ci sono i ciclisti che girano in coppia e sulla strada sembrano i padroni occupando metà corsia e ci sono i ciclisti da marciapiede che pur essendo in torto sbuffano perché i pedoni non danno loro la precedenza

Sembra un pazzo mondo quello delle due ruote e pazzi sembrano i ciclisti, il cui termine spesso usiamo con disprezzo come se stessimo parlando di cani (con tutto il rispetto), senza renderci conto che a volte…siamo ciclisti pure noi.

Parlo da ciclista, da automobilista e da pedone: il filosofo Feuerbach disse che «siamo ciò che mangiamo», in questo caso potremmo prendere in prestito il suo pensiero e dire che «siamo ciò che guidiamo» (o non guidiamo…).

Benvenuti a Bolzano
Camminando per via Portici è capitato di vedere qualche ciclista andare a tutta velocità facendo slalom tra passeggini e reduci da shopping senza fine? Credo di si.
E un ciclista in piedi con la bici di fianco che parla con il vigile in piazza Erbe non l’avete mai visto? Dubito…
In automobile non avete mai aspettato pazientemente che due ragazzi in bicicletta davanti a voi si posizionassero finalmente sul lato destro uno dietro all’altro? Sicuramente…
Ma la vera domanda è: siete mai stati dall’altra parte?

bolzano-bici-storicaC’è qualcosa di magicamente ignoto (o ignotamente magico?) a stringere in mano il manubrio di una bicicletta, a tenere i piedi sui pedali e a sedere su quel sellino a quanto pare. Tanto che nel momento in cui si comincia a pedalare ci si sente improvvisamente i re del mondo, onnipotenti star del ciclo, anzi del biciclo!

Forse è la “sindrome da precedenza assoluta” che ci spinge a comportarci in questo modo; la certezza sta nel fatto che quando andiamo in bici non esistono più regole, ma solo l’idea che possiamo fare qualunque cosa per andare dal punto A al punto B.

È così che il ciclista comincia a sfrecciare per le vie della città scegliendo la strada anziché la ciclabile (quando la ciclabile corre parallela) solo per non fare qualche metro in più o per paura di essere rallentati da altri ciclisti, o approfittando di semafori che non sono sincronizzati; passando con il rosso all’ultimo momento (e qui a volte non si capisce se pensiamo di essere più veloci di una macchina o semplicemente invisibili); andando sul marciapiede per evitare il traffico o alternando il marciapiede alla strada in un “su e giù” interminabile; o ancora facendo lo slalom tra le macchine in colonna o andando spudoratamente controsenso.

E se c’è chi ancora non ha capito che via Museo non è ciclabile e il vigile attende fedele in piazza Erbe che voi la percorriate, bisogna sicuramente premiare la testardaggine del ciclista privo di luci che rischia la vita e il portafogli ogni volta che si muove dopo il tramonto.

Ci possiamo lamentare? Possiamo, certo, ma prima di farlo ricordiamoci che potremmo essere noi i ciclisti.

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